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  • Francesco Amato

Coronavirus, perché non siamo "come a marzo"

Aggiornato il: 2 nov 2020

in aggiornamento


Da alcune settimane, i dati del contagio da coronavirus mostrano valori molto alti. Immediato è stato il confronto con la fase più acuta dell'emergenza lo scorso marzo, facendo notare come il numero di positivi registrato adesso sia molto più alto rispetto a qualche mese fa e paventando l'ipotesi di un nuovo lockdown. In realtà, i dati diffusi quotidianamente dall'Istituto Superiore di Sanità dimostrano che non è esattamente così. Proviamo a capire perché.

L'aumento dei casi, effettivamente, c'è. Dopo l'appiattimento della curva nei mesi estivi, l'impennata di ottobre è del tutto evidente. Sono tante, però, le differenze di oggi rispetto ad allora. Prima fra tutte, il campione di riferimento. Il campione, del resto, diventa una sorta di "denominatore" che dà contezza dell'effettiva entità del fenomeno considerato. Nel caso dei dati riguardanti il coronavirus, il campione è rappresentato dai tamponi effettuati. È proprio dai tamponi, infatti, che viene fuori il numero di persone che hanno contratto il virus.


Dicevo che proprio il dato dei tamponi è una delle differenze rispetto a marzo. Ciò che cambia, infatti, è il numero di test eseguito quotidianamente. Mentre all'inizio della crisi i tamponi erano pochi, e le variazioni registravano valori dell'ordine di qualche migliaio, da un paio di settimana i test quotidiani hanno superato quota centomila e si apprestano ormai a raggiungere addirittura i duecentomila tamponi giornalieri. È evidente, dunque, che, una volta aumentata la numerosità del campione, aumenta di conseguenza anche la numerosità dei casi. Rispetto a marzo, però - e qui risiede un'altra differenza -, la percentuale di casi positivi rispetto ai tamponi effettuati si mantiene su valori molto bassi. A marzo, invece, lo stesso valore era decisamente più alto: non è inopportuno pensare che, se già allora fossero stati effettuati così tanti tamponi, i positivi registrati avrebbero potuto essere molti di più.


Un'altra differenza rispetto ad allora risiede nella condizione delle persone risultate positive al coronavirus, ovvero alla eventuale necessità di ospedalizzazione. Come evidenzia il grafico sottostante, rispetto alla prima fase dell'emergenza, oggi il numero di ospedalizzati è estremamente più basso. La maggior parte dei positivi sono, quindi, asintomatici, o comunque con sintomi particolarmente lievi, che non necessitano di alcuna ospedalizzazione. È evidente come l'area che rappresenta la quantità di positivi che si trovano in regime di isolamento domiciliare (in blu) ricalchi quasi per intero l'area del totale dei positivi (in giallo). Solo una striscia marginale, invece, il dato dei ricoveri (in rosso).

Un'altra differenza rispetto a marzo si può riscontrare nel numero di morti. Come evidenzia il grafico, rispetto a marzo la crescita della curva dei decessi (in rosso) è adesso meno accentuata, seppur presente. Più evidente, invece, la crescita di coloro che hanno concluso il periodo di positività essendo risultati negativi al tampone di conferma (in verde).

Potrebbero essere fatte ancora tante altre considerazioni, ma queste bastano per comprendere come la situazione attuale sia ben diversa dallo scenario di marzo. L'aumento dei contagi è, come abbiamo visto, una delle conseguenze del contestuale aumento dei tamponi eseguiti ogni giorno. E di questi, la maggior parte è costituita da soggetti asintomatici, che non necessitano di alcun ricovero, e che sono stati individuati solamente in quanto contatti di altri soggetti risultati positivi.


In conclusione, è bene precisare che non è intenzione di questo articolo negare l'esistenza del virus: anzi, il fondare la questione sui dati dimostra come esso sia un fenomeno reale e contreto. Appare esagerato, rispetto all'entità del fenomeno descritto dai dati, il "terrorismo psicologico" messo in scena dai media da qualche mese a questa parte. Il buon senso è sufficiente per continuare a vivere la quotidianità, pur con le necessarie limitazioni, ma senza alcuna paura.

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